martedì 20 luglio 2010

Corte riflessioni davanti ad una tazza di tè.

Circa dal 10 giugno mi sono presa una lunga pausa da internet, il suo circolo vizioso e tutto ciò che riguarda computer, televisori videogames e tutto ciò che riguarda l'elettronica.
Si..compreso il cellulare.
Per più di un mese mi sono nutrita solo di carta.. profumata, ingiallita, strappata, colorata, ruvida, liscia, bianca, da lettere o semplicemente la pura carta di un libro che ti riesce a portare in paesi lontani senza usare l'inquinante macchina, lo scomodo autobus pieno di gente all'ora di punta, il chiassoso motorino o vespetta, che ormai è un must tra i giovani.
Ho provato l'intenso piacere di sedermi compiaciuta in un giardino rigoglioso con in mano un buon Shakespeare, Platone o Calvino , Pavese..
Mi immergevo nelle poesie leggiadre di Dickinson sorseggiando un buon tè..e perchè no a volte mangiando un gelato.
Perchè ci ostiniamo a pensare che la lettura ormai è solo per vecchi professori in pensione, ricercatori, intellettuali o "pazzi"?
Si li chiamano anche così.. pazzi.


Perchè mai un uomo che ama la lettura, il cartaceo deve essere pazzo?
Viviamo in una società pre-confezionata, dove seguire le proprie idee è uno scandalo, un orrore e dove non seguirle è la norma, un mondo dove il profumo, se così lo si può definire, dei soldi arriva alle narici in modo più forte del profumo di famiglia, di amici di vita.
Viviamo dentro una scatola trasparente, convinti che potremmo uscire quando vogliamo, come e con chi più ci piace, nella convinzione che nessuno ci potrebbe mai manipolare o condizionare, quando sono gli stessi manipolatori a farcelo credere.
Viviamo in un mondo dove per tutto deve avere un imput, deve esserci una causa, brutta o buona che sia.. non esiste più l'istinto, il caso.. se agisci di conseguenza sei un pazzo.