lunedì 7 giugno 2010
Arrivo a Parigi
Uscii dalla stazione con una valigia più somigliante ad un armadio,affannata e stanca per l'estenuante viaggio,ma dovevo affrettarmi a prendere la metrò delle 10.30 che portava a Trocadéro.
Avevo l'appuntamento che aspettavo da una vita con la Tour Eiffel.
Tutto era così assolutamente Parigino, così raffinato che pareva di essere in un film fine anni 80.
Faticosamente raggiunsi la mia destinazione, e con immenso sollievo notai che mancavano ancora 5 minuti all'arrivo della metrò; mi sedetti su una panchina e presi la macchina fotografica: non volevo assolutamente perdere nessun fantastico momento che quella meravigliosa città mi stava per offrire.
Sentivo già un po' la lontananza dai miei parenti, dagli affetti a me più cari e preziosi, ma certe cose non si fanno tutti i giorni, non ti capita ogni mattina di prendere un caffè seduta ad un Bar vicino all'imponente Pompidou o passeggiare di sera con la brezza parigina nei pressi di "Notre Dame".
Venni distolta dai miei pensieri quando vidi la metrò fermarsi, presi i bagagli e mi sedetti nel primo posto libero che trovai, cercai di non occupare molto posto con le mie borse, bagagli e valigie, controllai la fermata; tanto per maggior sicurezza, e attesi.
Ad una fermata salii un giovane parigino, se posso dirlo anche molto affascinante, aveva i capelli di un colore castano-biondo, i suoi occhi ricordavano le tonalità di un'opera di Gauguin, vivaci e allegri di un verde quasi irreale, troppo acceso per essere plausibile.
Portava un completo nero, abbinato ad una candida camicia bianca abbottonata fin al penultimo bottone, da ciò capii che doveva essere sulla 20 o poco meno, la sua pelle da vicino era talmente candida che poteva essere scambiato chiaramente per un nordico, non aveva un aspetto tanto androgino, quanto più pareva un dio greco delle opere classiche.
Si sedette accanto a me e venni invasa dal suo dolce profumo primaverile, fresco, come se fosse una folata di vento lieve mi lasciai accarezzare.
Provavo un certo imbarazzo a pensare quelle cose anche se lui non poteva di certo sentire o vedere ciò che fluttuava nella mia testa, ma era comunque alquanto strano.
D'un tratto voltai lo sguardo e la vidi, lì in tutta la sua bellezza e imponenza come se mi stesse aspettando era una signora la stupenda Tour Eiffel, aspettavo almeno di scorgerla da una vita e ora che mi trovavo ad un passo dal poterla vedere da vicino non riuscii a trattenere un gridolino di gioia che per fortuna nessuno, o a parte il dio greco al mio fianco, sentii.
Questo infatti guardando la mia faccia estasiata con esclamazione di gioia alla vista di una tal bellezza che lui sicuramente vedeva tutti i giorni quasi fino ad averne la nausea rise, un sorriso che non aveva nessun fine sarcastico o beffardo, era come se dicesse "sono contento che tu abbia realizzato questo sogno"...
E li dovetti ridere anche io per forza.. ridemmo insieme come se ci conoscessimo da una vita.. come se una parte di me appartenesse a lui e una sua parte appartenesse a me, mi sentii davvero felice.
Avrei voluto che quel momento si fermasse, avrei voluto fotografarlo, ma anche se avessi potuto niente come l'esserne protagonisti potrebbe esprimere le emozioni di quel momento.
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fine thanks.
RispondiEliminawhat about u?
Mi piace molto questo post, spero che aggiornerai presto.
RispondiEliminaBella grafica! :):)
mmmh.
RispondiEliminano.
o si.
o forse.
o cambio ogni due minuti umore.
e te?
bene mi fa piacere. ^^
RispondiEliminaora mi diresti come mai sei tornata?